News Archives - Pagina 3 di 4 - Laboratorio delle Idee

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[Portfolio] Mostra “Il network prima di internet” per il Museo Ebraico di Bologna

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Laboratorio delle Idee ha creato per il decimo anniversario della fondazione del Museo Ebraico di Bologna, Il Network prima di internet: personaggi e documenti, visioni e suoni della modernità ebraica nel tempo, un format inedito, una mostra arricchita da installazioni multimediali e video che segnano le tappe di un viaggio nel tempo e nello spazio accompagnati da grandi protagonisti del mondo ebraico scelti come “simbolo della modernità”.

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Labidee Da Vedere: DAVID BOWIE IS

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C’è un evento in città assolutamente imperdibile, ed è la mostra DAVID BOWIE IS.

L’esposizione, partita da Londra nel 2013, dove ha registrato circa 1,4 milioni di visitatori, dopo essere stata a Chicago, San Paolo, Toronto, Parigi, Berlino, Melbourne e Groningen, è approdata il 14 luglio a Bologna e sino al 13 novembre 2016 è visitabile al MAMbo, unica tappa italiana.

Con più di 300 oggetti del suo archivio personale, DAVID BOWIE IS sembra raccontare tutte le tonalità di un artista che osservando il mondo lo ha fatto proprio, reinterpretandolo e portandolo in scena con sé, attraverso di sé. Un’icona che ha incarnato al massimo livello lo spirito delle cinque decadi che ha attraversato. Uno dei rari che passando tra le ispirazioni della Storia, dell’Arte, del Design e della Performance, è riuscito dove altri non potrebbero mai: impersonare l’estro e gli stimoli della Cultura e restituirli al mondo alla massima evidenza.

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Il primo impatto, all’ingresso della mostra, è quello di un’immersione subacquea. Si prende fiato e lo si trattiene durante la visita intera, estraniati dalla folla e persi nella musica e nelle parole che dalle cuffie in dotazione accompagnano da una sala all’altra. Non ci sono pulsantini da schiacciare e numeri da ricondurre alle didascalie: la voce di Bowie –caldissima- arriva da sola, le note attaccano all’improvviso ma dolcemente, tutto inizia con precisione dove è previsto, come una colonna sonora perfettamente armonizzata al percorso.

DAVID BOWIE IS è un paesaggio multimediale, che attraverso video, musica e installazioni, accoglie nel processo creativo dell’artista.

Si parte dagli anni londinesi, quando David di cognome faceva ancora Robert Jones ed era un adolescente nei primi anni Sessanta che viveva una vita senza scossoni ma con un incontenibile bisogno di musica.

La stanza successiva è tutta dedicata alla nascita di una stella, o meglio di un universo intero. E’ il David di Space Oddity, di Major Tom e della Terra vista da lontano, del senso di isolamento generato da 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick e dal primo allunaggio avvenuto appena una settimana dopo l’uscita del brano.

Seconda stella a destra, è la sala di Starman, con il testo scritto a mano incorniciato alla parete e una quinta specchiata in cui passa il video del provocante live a Top of The Pops nel 1972, mentre si erge in tutta la sua spettacolarità la tuta di Ziggy Stardust ispirata ai druidi di Arancia Meccanica: come disse Bowie “un’idea dada: violenza estrema, ma in tessuti liberty”.

Ma l’esposizione racconta anche la minuziosa ricerca di Bowie, che -è evidente- non delegava a nessuno alcun aspetto della sua Arte. Ogni oggetto della mostra rivendica una presenza costante del Duca Bianco, dalle scelte di stile (spettacolari gli abiti di Kansai Yamamoto e di Alexander McQueen –che in un biglietto si scusa tanto con David “per il ritardo nella consegna dei bozzetti” del cappotto Union Jack) alla grafica degli album, rigorosamente impostata, studiata e approvata da lui stesso, alla ricerca continua di nuove forme di composizione, come ad esempio la tecnica letteraria del cut-up perfezionata negli anni Novanta nel sorprendente Verbasizer, un software in grado di generare canzoni a partire da frasi random (come spiega magnificamente Bowie stesso qui).

In scena c’è dunque il performer, ma anche un Bowie più privato, quello che si ritira a Berlino con Iggy Pop tra il 1976 e il 1979 quando la fama ha un retrogusto di imposizione (gli anni di sperimentazione, di riscoperta della pittura e di normalità, un buen ritiro da cui nasce il capolavoro Heroes), o il Bowie che dimostra tutta l’abilità da mimo appresa da Lindsay Kemp in The Mask, l’angosciante prigionia di una maschera di sorrisi strappa-applausi messa su per troppo tempo.

Tanto altro è da vedere, leggere, ascoltare e ammirare in mostra e l’ultima sala –di cui è un crimine anticipare una descrizione- vi lascerà senza parole. DAVID BOWIE IS è un’esposizione in cui ci si perde, e con ogni probabilità è giusto che sia così, perché raccontare l’uomo e artista David Bowie è parlare di cinquant’anni che hanno fatto la Storia e che in una persona sola si sono fatti mito.

Forse è per questo che usciti dalla mostra il sapore che resta, al di là del genio e della celebrazione, è quello di una vaga malinconia, sapendo di aver perso qualcuno che avrebbe potuto raccontarci ancora quanto è magnifico potersi dire: “I don’t know where I’m going from here, but I promise it won’t be boring”.

 

Info
DAVID BOWIE IS
MAMbo, Via Don Minzoni 14 Bologna
Orari di apertura:
martedì, mercoledì, venerdì, domenica e festivi h 10.00 – 19.00 (chiusura biglietteria h 18.00)
giovedì e sabato h 10.00 – 23.00 (chiusura biglietteria h 22.00)
chiuso il lunedì
Tempo minimo di visita della mostra: 1 h.

MuSa - Museo di Salò

Labidee Da Vedere: “Da Giotto a De Chirico” al MuSa di Salo’

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Da Giotto a De Chirico. I tesori nascosti” è la mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, che lo scorso weekend sono andata a vedere in compagnia di mio fratello (animo da filosofo classico prestato al mondo dell’economia londinese). Come il titolo stesso suggerisce, il progetto nasce dal desiderio di mostrare i tesori “nascosti e protetti” delle più importanti collezioni private italiane. Si tratta quindi di un’esposizione che copre un arco temporale di oltre sette secoli attraverso una selezione di circa 180 opere.

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L’ultima mostra di Sgarbi che avevo visitato era stata “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice”, allestita a Bologna, a Palazzo Fava, da gennaio a maggio 2015. Confesso che su questa mostra ero partita un po’ prevenuta (forse influenzata anche da tutte le polemiche che l’avevano preceduta), ma, alla fine, mi era piaciuta molto! Mi avevano colpito in particolare due cose, che poi ho ritrovato anche al MuSa di Salò: 1) allestimento essenziale ed elegante, 2) didascalie giganti.

Avendo l’animo da medievista, la mia sala preferita non poteva che essere la prima: per me, iniziare la visita di un’esposizione vedendo una Madonna attribuita a Giotto e un piccolo Crocifisso di inizio ’300 è come, per un uomo, vedere una partita di calcio dell’Italia che inizia con un rigore.

Mostra Sgarbi 2

Aggirandomi per le sale non mi sono certo mancati i grandi nomi, da Tiziano a Guido Reni, da Guercino a Guttuso, ma ad avermi colpito più di tutti è lo splendido San Vincenzo Martire di Ludovico Carracci: davvero un’opera di straordinaria bellezza.

Mio fratello, invece, si è scoperto fan di Simone Cantarini, presente in mostra con un potente Doppio ritratto. …Eccolo l’animo del filosofo che cerca la verità negli occhi di un uomo del ’600!

Mostra Sgarbi 3

Anche se nell’insieme la mostra è ben strutturata, l’ultima sezione ci ha un po’ spiazzati. Infatti, gli artisti del XX secolo sembrano sacrificati in pareti troppo piccole che li costringono su più livelli, dando un effetto d’insieme un po’ confuso.

Mostra Sgarbi 4

Comunque, alla fine della visita, resti con un buon ricordo: le sale sono fresche e spaziose, le opere sono poco conosciute e il personale è giovane e accogliente.

Non ho avuto modo di vedere i bagni (che come spiega qui il Direttore di Brera, James Bradburne, sono importantissimi), ma penso di essere realistica immaginandoli ordinati e puliti come tutta Salò.

 

Alcune considerazioni generali:

PRO

1.Una mostra a Salò. Trovo che allestire una bella mostra in un luogo di villeggiatura sia sempre un’idea fantastica. Durante l’estate, i Comuni che si affacciano sul Lago di Garda godono di un’affluenza massiccia di turisti e, poiché il giorno di pioggia/noia/insofferenza può sempre capitare (anche in vacanza!), avere a disposizione una valida alternativa culturale al divano di casa è un dono prezioso.

2.La comunicazione. Impossibile arrivare al Lago senza sapere della mostra allestita al MuSa: ci sono manifesti e locandine ovunque. Praticamente, è la prima cosa che si vede arrivando dall’autostrada. Perfetto.

Mostra Sgarbi 53. Le didascalie. Ormai, l’avrete capito, queste didascalie mi son proprio piaciute! A occhio direi che avessero almeno 30 cm di larghezza: il che significa poterle leggere senza doversi chinare, inforcare gli occhiali o sgomitare con gli altri visitatori. Ultimamente, ci si imbatte spesso in didascalie minuscole, figlie di una visione estetica che mette al centro l’opera invece del visitatore; ovvero, ideate dalla mente del curatore e non dell’organizzatore. Per fortuna, non è questo il caso.

CONTRO

1.Il titolo della mostra. “Da Giotto a De Chirico”… Il primo pensiero di qualcuno che ha studiato storia dell’arte non può che essere “Aiuto!” Detto questo, capisco che il grande pubblico, anche di stranieri, ha bisogno di titoli facili. Marco Goldin docet.

2.Il costo del biglietto. Ben €16 il costo del biglietto intero, €14 il ridotto. Cominciano a essere soldini! Purtroppo per qualcuno è sicuramente un prezzo proibitivo; immagino ad esempio una famiglia di 3 persone: 2 adulti €32 + 1 bambino (sopra i 6 anni) €14 = €46…

3.L’audioguida. Carina l’idea di sentire la voce di Sgarbi che spiega le opere esposte. Tuttavia, le spiegazioni sono molto molto essenziali: nella maggior parte dei casi non aggiungono un granché alle didascalie. Per chi volesse approfondire la conoscenza di determinate opere non resta che affidarsi al catalogo. Tuttavia, è da elogiare il fatto che l’audioguida sia disponibile anche in inglese e tedesco.

 

INFORMAZIONI PRATICHE

MuSa Via Brunati, 9 – Salò (BS)

Visitabile dal 13 aprile al 6 novembre 2016

 

Orari:

Fino al 31 Agosto → mar-ven: 10.00-20.00; sab-dom 10.00-22.00

Settembre → mar-ven: 10.00-18.00; sab-dom 10.00-20.00

Ottobre-Novembre → mar-dom: 10.00-18.00

 

Costi:

Biglietto intero: €16

Biglietto ridotto: €14

Gruppi scolastici: €12

 

Catalogo: edito da Maggioli Editore, €49

 

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Labidee Da Vedere: “La figura mancante” a Santa Maria della Vita

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A Bologna ci sono tre luoghi imprescindibili per qualunque turista: il complesso di Santo Stefano, la Basilica di San Domenico e il Santuario di Santa Maria della Vita. Quest’ultimo, in particolare, è una vera chicca: chi entra non può non rimanerne affascinato.

Inoltre, il Santuario custodisce quello che è uno dei capolavori della scultura del Quattrocento italiano: il Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca. E’ senza ombra di dubbio una delle opere che meglio rappresenta l’arte locale tra medioevo e rinascimento: la forza espressiva che sprigiona ogni figura del gruppo scultoreo non ha pari nell’arte italiana dell’epoca. E’ proprio quella drammaticità che ha sempre contraddistinto l’arte bolognese dalla composta arte fiorentina. Quell’urgenza di vivere. Basti guardare la drammatica corsa di Maria Maddalena sull’estrema destra. Quell’urlo… sembra proprio di poterlo sentire.

E’ da questo gruppo scultoreo che nasce il progetto fotografico “La figura mancante” di un giovane studente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna: Giuseppe Anthony Di Martino.

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Abbiamo conosciuto Giuseppe in occasione della biennale di Foto/Industria, durante la quale si è occupato di mediazione culturale all’interno della mostra di Pierre Gonnord. Chi meglio di un giovane fotografo poteva spiegare al pubblico lo sguardo di un grandissimo maestro?

Chissà se proprio durante la biennale è nata l’ispirazione per la mostra!
“La figura mancante” nasce dalla ricerca dell’ipotetica ottava figura che in origine andava a completare il gruppo scultoreo. L’artista attende pazientemente che lo sguardo dei visitatori incontri le sette figure del Compianto generando un intimo rapporto tra lo spettatore e l’opera e catturando quest’attimo con il suo obiettivo. Il risultato è un autentico esempio di “partecipazione attiva”.

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La mostra è composta da sette piccole fotografie in bianco e nero, di formato quadrato, montate su pannelli di color grigio chiaro. L’allestimento è creato su un gioco di luci che fanno da tessuto narrativo. Il dialogo tra spettatore-fruitore e opera stessa genera quello che l’artista definisce “osservazione dell’osservazione”.

L’esposizione diventa così un’originale lettura contemporanea dell’opera quattrocentesca e un felice pretesto per tornare a godersi, ancora una volta, Santa Maria della Vita.

A noi di questa mostra è piaciuto tutto: l’idea, le opere, l’allestimento e, l’avrete capito, l’artista!

“La figura mancante”

Museo della Sanità e dell’Assistenza

Complesso monumentale di Santa Maria della Vita

Via Clavature 8-10, Bologna

30 Aprile – 15 Maggio 2016

Ingresso gratuito

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Arte Fiera 2016. Cosa vedere, dove andare

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Un’edizione speciale e tantissime occasioni per festeggiarla. Arte Fiera compie 40 anni e lo fa in grandissimo stile, con un calendario di eventi in Fiera e in città per un’immersione straordinaria nell’arte moderna e contemporanea. Una vera e propria maratona che avrà il suo apice nella notte di Sabato 30 gennaio con l’amatissima ART CITY WHITE NIGHT, la notte bianca dell’arte.

Come ogni anno, nell’ultimo weekend di Gennaio, Bologna diventa un palcoscenico unico di arte e cultura, tutto da scoprire. Noi siamo prontissime alla sfida, e vogliamo condividere con voi i nostri coup de cœur, quegli appuntamenti che ci incuriosiscono di più, per i contenuti e per i luoghi che li ospitano. Un vademecum personale e certamente non esaustivo, ma che possa essere una piccola bussola d’orientamento per non lasciarsi travolgere dall’indecisione!

> SCARICA I NOSTRI HIGHLIGHTS

 

ART CITY

Matthew Barney & Jonathan Bepler. River of Fundament
Teatro Comunale di Bologna | Largo Respighi 1
Venerdì 29 gennaio h 17.30
Evento promosso da BolognaFiere e Teatro Comunale di Bologna
In collaborazione con Istituzione Bologna Musei

ARTE FIERA 40. Lo sguardo delle Gallerie sulla grande arte italiana
Pinacoteca Nazionale di Bologna | Via Belle Arti 56
29 gennaio – 28 marzo 2016
Mostra a cura di Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni Promossa da BolognaFiere

ARTE FIERA 40. Storia di una Collezione
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Via Don Minzoni 14
Inaugurazione 29 gennaio, ore 14.00
Fino al 28 marzo 2016
Mostra a cura di Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni Promossa da BolognaFiere

OFFICINA PASOLINI
MAMbo | Via Don Minzoni 14
Fino al 28 marzo 2016
Mostra promossa da Fondazione Cineteca di Bologna e Istituzione Bologna Musei in collaborazione con Università di Bologna – Scuola di Lettere e Beni Culturali nell’ambito del progetto speciale Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna

LUCA LANZI. Eikon
Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6
Fino al 3 aprile 2016
Mostra a cura di Sabrina Samorì, promossa da Istituzione Bologna Musei

ANDREA SALVATORI. Gli specchi dovrebbero pensare più a lungo prima di riflettere
Museo Davia Bargellini | Strada Maggiore 44
Fino al 10 aprile 2016
Mostra a cura di Sabrina Samorì
Promossa da Istituzione Bologna Musei

NICOLA SAMORI’. Gare du Sud
Teatro Anatomico dell’Archiginnasio | Piazza Galvani 1
Fino al 1 febbraio 2016
Progetto a cura di Chiara Ianeselli
Promosso da Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna | Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio

GIUSEPPE MASTRANGELO. Siamo in rete
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio – Cappella di Santa Maria dei Bulgari | Piazza Galvani 1
Progetto a cura di Paola Goretti
Promosso da Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna | Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio In collaborazione con LIGHT STUDIO – Milano e PANSTUDIO architetti associati – Bologna

TERRA PROVOCATA. Percezione della materia e concetto nella materia
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Via delle Donzelle 2
Fino al 20 marzo 2016
Mostra a cura di Matteo Zauli e Guido Molinari
Promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
In collaborazione con Museo Carlo Zauli – Faenza e Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Medievale

SISSI. L’imbandita
Oratorio di San Filippo Neri | Via Manzoni 5
Domenica 31 gennaio h 19.30
Performance a cura di Maura Pozzati
Promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in collaborazione con UniCredit Group

PIETRO POPPI E LA FOTOGRAFIA DELL’EMILIA
Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale | Via Nazario Sauro 20/2
Fino al 28 febbraio 2016
Mostra a cura di Cinzia Frisoni
Promossa da Genus Bononiae. Musei nella Città e Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

JAKOB TUGGENER. Fabrik 1933 -1953 | Nuits de bal 1934-1950
MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia | Via Speranza 42
27 gennaio – 17 aprile 2016
Mostra a cura di Martin Gasser e Urs Stahel Promossa da Fondazione MAST
In collaborazione con Fondazione Jakob Tuggener – Uster e Fondazione Svizzera per la Fotografia – Winterthur

ARTE E SCIENZA. Un percorso tra opere selezionate dalla Collezione Golinelli
Opificio Golinelli | Via Paolo Nanni Costa 14
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Evento promosso da Fondazione Golinelli

MARY BAUERMEISTER, FRANCESCA PASQUALI,  fuse*. FLUX – US
CUBO Centro Unipol BOlogna | Piazza Viera De Mello 3
27 gennaio – 16 aprile 2016
Mostra a cura di Angela Memola e Pascual Jordan Promossa da CUBO Centro Unipol BOlogna

ON 2016. DOPO, DOMANI
Progetto a cura di Martina Angelotti Promosso da ON
In collaborazione con Comune di Bologna
Con il sostegno di fUNDER35

Ludovica Carbotta
Monowe | Parco del Cavaticcio, ingresso da via del Porto, via Fratelli Rosselli, via Azzo Gardino
24 gennaio – 28 febbraio 2016
Adelita Husni Bey. Quattro atti sul lavoro
Palazzo d’Accursio – Cappella Farnese | piazza Maggiore
30 – 31 gennaio 2016

LARGO ALL’AVANGUARDIA
Progetto promosso da Dynamo – la Velostazione di Bologna, FRONTIER – The Line of Style – IsArt – Liceo Artistico Francesco Arcangeli

Luca Barcellona
Dynamo – la Velostazione di Bologna | Via Indipendenza 71
Dal 14 gennaio 2016
Presentazione dei progetti finalisti
IsArtCentro di documentazione della Didattica delle Arti | Via Cartoleria 9
Inaugurazione sabato 29 gennaio h 17.00

IL SILENZIO DOPO
Fondazione Collegio Artistico Venturoli | Via Centotrecento 4
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Progetto a cura di Massimo Marchetti
Promosso da Fondazione Collegio Artistico Venturoli

COSTRUZIONI PER UNA NATURA VIVA
Fondazione Zucchelli SPAZIO | Vicolo Malgrado 3d
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Mostra a cura di Beatrice Buscaroli, Giovanna Caimmi, Walter Guadagnini Promossa da Fondazione Carlo, Carolina, Bianca e Santina Zucchelli

Sabato 30 gennaio h 18.00
Inaugurazione con intervento musicale di allievi del Conservatorio di Musica “G. B. Martini” di Bologna
Fondazione Zucchelli | sede Strada Maggiore 90

ANDY WARHOL. Ladies and Gentlemen 1975 – 2016
Galleria Cavour 1/ilm | ingresso Via Farini
25 gennaio – 2 febbraio 2016
Mostra promossa da Password Onlus e Spirale d’idee – Contemporary Concept In collaborazione con Consorzio e Proprietà Immobiliari di Galleria Cavour Con il patrocinio di Confcommercio Ascom Bologna
Con il sostegno di Deutsche Bank e Ducati Motor

CLAUDIO PARMIGGIANI. Campo dei Fiori
PIERO PIZZI CANNELLA. Cattedrale

Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale | Via Nazario Sauro 20/2

ART CITY WHITE NIGHT

Cocktail Tributo ad ALEX ANGI
Sabato 30 gennaio h 18 – 22
ALTIEBASSI | Via de’ Toschi 11/a

Landschaften, Raumschiffe und andere Wunder/Berlin
Paesaggi, astronavi e altre meraviglie/Berlino
26 gennaio – 17 febbraio 2016
Goethe Zentrum – Istituto di Cultura Germanica | Via De’ Marchi 4

VIRUS: The Plastic Age
30 gennaio – 31 marzo 2016
OREA MALIA’ | Via Ugo Bassi 15

Ladies and Gentlemen, Andy Warhol 1975 – 2016
25 gennaio – 2 febbraio 2016
Galleria Cavour | Galleria Cavour 1/ILM ingresso via Farini

A.A. RUCCI – Personale
29 – 30 gennaio 2016
HOST Clothing Bologna | Galleria Falcone e Borsellino 1/b

ALL AT SEA
29 – 31 gennaio 2016
Palazzina Liberty dei Giardini Margherita | Piazzale Jacchia 1

Animalia
30 gennaio – 29 febbraio 2016
I Volpini | Via Santo Stefano 10

Brioches Couture
29 – 31 gennaio 2016
Rosarose Bistrot | Via Clavature 18/b

CACHE-CACHE di Amandine Samyn
27 Gennaio – 13 Febbraio 2016
CHIARACASTELLICASA | Piazza Aldrovandi 1 B

CROCIFISSIONI/CRUCIFIXIONS: Francis Bacon, Hermann Nitsch, Concetto Pozzati
21 gennaio – 21 febbraio
Palazzo Montanari | Via Galliera 8

Sabato 30 gennaio, alle ore 20:00 presentazione dell’opera “The Crucifixion of the Artist” by Federico Clapis

Cuoghi-Corsello “ISAbella”
30 gennaio 2016
Chiesa di SS Cosma e Damiano | Via Begatto

FERRAGAMO’S CREATIONS
30 gennaio 2016
Ratti | Via Clavature 15

First View Exhibition by Giulio Cassanelli
30 Gennaio 2016
L’Inde Le Palais Men’s Store | Via De’ Foscherari 19/C

FOCUS ON
23 gennaio– 01 febbraio 2016
Complesso Torre Alberici – Casa della Gabella | Piazza Della Mercanzia 3/A

FUINATO – LUCI DI TRAVERSO
24 gennaio – 13 febbraio 2016
Antichità Barberia | Via Barberia 8

Impara l’arte e mettila da Party
30 gennaio 2016
Mercato delle erbe (Altro?) | Via Ugo Bassi 23-25

KATZUMA + BBS @ Dynamo
30 gennaio 2016
Dynamo – La Velostazione di Bologna | Via dell’Indipendenza 71/Z

Mostra Collettivo Artisti Irregolari Bolognesi
29 gennaio – 1 febbraio 2016
Mercato di Mezzo | Via Clavature 12

Né qui né altrove
28 – 31 gennaio 2016
Palazzo Bevilacqua Ariosti | Via d’Azeglio 31

The Party – ASCOM
sabato 30 gennaio 2016
After dinner 22.00-02.00 con dj set e architectural mapping
Palazzo Segni Masetti | Strada Maggiore 23

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La mostra dell’anno: Ai Weiwei @RoyalAcademy

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Domenica 13 dicembre ha chiuso alla Royal Academy di Londra la grande retrospettiva sull’artista dissidente cinese Ai Weiwei, definita da Il Sole 24 Ore: «la mostra più attesa dell’anno».
Aspettando di sapere quanti biglietti siano stati staccati nell’arco di questi tre mesi, abbiamo già una certezza: l’esposizione è stato un grande successo di pubblico e di critica.

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Grazie a una toccata e fuga in Inghilterra, anch’io sono riuscita a vedere la mostra e a farmi un’idea su quello che oggi è considerato uno degli artisti più influenti al mondo, famoso tanto per la sua arte quanto per il suo impegno politico, di aperta opposizione al regime cinese.

L’esposizione si sviluppava in undici sale molto spaziose, collocate al piano nobile dell’edificio, all’interno delle quali le opere di Ai Weiwei trovavano il loro ambiente ideale. La caratteristica più evidente di tutti i suoi lavori è la loro capacità di esprimere una forte e distinta identità cinese, dalla scelta di materiali (come il marmo, la giada e la porcellana), alle associazioni con la loro storia imperiale, fino al recupero di oggetti antichi. Alcune opere sono davvero impressionanti, sia come dimensioni sia come ricercatezza nei dettagli: infatti, l’artista collabora a stretto contatto con un piccolo team di artigiani altamente qualificati, cercando sempre di approfondire le connessioni tra il suo lavoro e le antiche tradizioni dell’arte cinese. Per questo le sue sculture riescono ad essere sempre visivamente molto impattanti e, allo stesso tempo, a nascondere numerosi significati.

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Tra le opere presenti in mostra, due in particolare mi hanno lasciato senza fiato. La prima è una commemorazione dei cinquemila bambini morti nel terremoto di Sichuan nel 2008, che occupava un’intera sala: novanta tonnellate di ferro contorto che Ai Weiwei ha recuperato dai resti delle scuole distrutte e ha pazientemente raddrizzato a mano, con i nomi di tutte le vittime scritti sui muri. Un’opera fortissima e commovente. Nella stessa sala era presente anche uno schermo con un video del making-of dell’opera, che, ovviamente, attirava altrettanto interesse.

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La seconda opera riguardava l’arresto di Ai Weiwei e il suo periodo di prigionia nel 2011, durato 81 giorni. La penultima sala era dedicata alla ricostruzione della cella in cui l’artista era stato rinchiuso: sei diorami raffiguravano sei diversi momenti della giornata durante la sua prigionia. Il visitatore poteva osservare le scene da apposite finestrelle, come se stesse spiando dal buco della serratura. Geniale anche la tappezzeria della sala: manette e telecamere dorate che incorniciavano l’uccellino di Twitter con il viso di Ai Weiwei. L’artista, infatti, è celebre per la sua attività online, tra blog e social network, tanto da dichiarare: «Non c’è distinzione tra la mia attività su internet e la mia arte». E la mostra della Royal Academy ha saputo evidenziarlo molto bene.

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Se però non siete riusciti ad andare alla mostra di Londra e vi state chiedendo dove potete vedere le sue opere, la risposta è molto semplice: sulla Luna! L’ultimo lavoro di Ai Weiwei, Moon, nasce dalla collaborazione con lo straordinario Olafur Eliasson, ed è un esperimento di arte partecipativa online. Questa volta non potete proprio perdervelo!

Alcune considerazioni personali sulla mostra

  1. La tanto temuta fila per entrare alla Royal Academy. Inizio subito col dire che l’attesa per coloro che non erano riusciti a prenotare (tra cui, ovviamente, c’ero anch’io!), non è stata poi così tragica come volevano farti credere: mezz’ora. Mio padre mi rinfaccia ancora oggi le tre ore di fila fatte nel 2010 per vedere Caravaggio alle Scuderie del Quirinale: insomma, in Italia, quando ti dicono che c’è da aspettare, sai già che conterai le ore, non i minuti! Verso la fine della coda, quando ormai intravedevo le casse, ho pensato che anche per partecipare alla performance di Marina Abramovic, nel 2014 alla Serpentine Gallery, aspettai trenta minuti in fila e, allora, avevano addirittura creato l’hashtag #SGqueue… Si vede che gli inglesi non sono abituati, beati loro!
  2. Il prezzo del biglietto. Il biglietto intero costava £17.60 (circa €24), a dimostrazione che la cultura ha un valore e che, soprattutto all’estero, vi sono persone che lo riconoscono. Ho molto apprezzato che nel costo di ingresso fosse compresa l’audioguida, assolutamente imprescindibile per poter capire il lavoro di un artista complesso come Ai Weiwei. Tutte le opere avevano una loro spiegazione e un commento da parte del curatore Adrian Locke. C’è poco da dire: soldi ben spesi!
  3. La comunicazione. A livello comunicativo, la Royal Academy non ha dovuto fare molta fatica: Ai Weiwei è uno straordinario comunicatore – soprattutto attraverso i new media e i social network – e ogni vicenda che lo riguarda è di per sé una notizia. Inoltre, la polemica per l’arrivo del premier cinese a Londra nel mese di Ottobre e il conseguente ritiro del visto all’artista (atteso all’opening della mostra) hanno contribuito a creare ulteriore scalpore e interesse attorno all’esposizione. Non credo sia stata tutta una trovata pubblicitaria, ma immagino abbia sortito comunque l’effetto sperato!
  4. Foto sì o foto no? A differenza dei divieti imposti nella maggior parte dei musei italiani, qui non solo era consentito scattare foto, ma i visitatori erano invitati a postarle pubblicamente sui social network con l’hashtag #AiWeiwei. Insomma, tutto in perfetto stile Ai Weiwei, secondo il quale la tecnologia ci rende uomini liberi e la chiamata alle armi è «Never retreat, retweet13
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Un sabato di grandi soddisfazioni… a FIDENZA VILLAGE!

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Sabato 7 novembre siamo state ai private sales di Fidenza Village… e, più del solito, abbiamo fatto grossi danni!

Chi di voi non è ancora stato in questo paradiso dello shopping non sa cosa si perde!

Ingresso Fidenza Village

Ingresso Fidenza Village

Fidenza Village è sì un outlet, ma molto diverso da tutti gli altri: se da una parte ricorda i mall americani, l’atmosfera che ti accoglie è quella di belle architetture ispirate alle opere verdiane, che ospitano più di 100 boutique curatissime con una selezione dei migliori marchi di abbigliamento, accessori, articoli per la casa, con sconti fino al 60% (e oltre!) rispetto ai prezzi di listino. In occasione dei private sale, che per mia fortuna ci sono solo due volte all’anno, mi sento come una bambina in un negozio di caramelle!

Sabato, portando come sempre con noi un bel gruppo di amici, abbiamo infatti goduto di ulteriori riduzioni fino al 30% sui prezzi outlet e, personalmente, anche se speravo di mettermi avanti con qualche regalo di Natale, ha vinto quel sano egoismo che mi ha condotto a una sbronza euforica tra Zadig et Voltaire, Malìparmi, La Perla, Vivienne Westwood…

Nel negozio Zadig et Voltaire a Fidenza Village

Nel negozio Zadig et Voltaire a Fidenza Village

Poi ogni tanto, per metabolizzare il senso di colpa, tra un acquisto e l’altro facevamo una capatina alla Chic Lounge presidiata dallo chef Massimo Spigaroli, che a getto continuo ci ha pasciuti a culatello, sformato di parmigiano con tartufo e Franciacorta, almeno per quanto mi riguarda…perché anche qui, come nelle boutique, se non hai le idee chiare è una giostra dalla quale rischi di non scendere più!!!

La Chic Lounge di Fidenza Village

La Chic Lounge di Fidenza Village

Non sappiamo ancora quando torneremo, ma spero entro Natale. Per le amiche in ascolto: non abbiate paura, siete tutte invitate!

Albero della Vita

Gita a EXPO 2015. Cosa ci ha convinti e cosa no

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A ridosso della sua chiusura (siamo certi, trionfale), in agenzia abbiamo indetto una riunione straordinaria e urgentissima per decidere il da farsi su EXPO.  Da troppo rimandavamo, tutti presi da priorità che finivano sempre con l’avere la meglio su ogni timido tentativo di prenotare un’alta velocità verso Milano. A volte però l’unico modo per fare qualcosa è –incredibile ma vero- farla e così, combinando cinque agende, abbiamo cerchiato di rosso un lunedì da dedicare esclusivamente alla nostra gita fuori porta. Non è pensabile, per un’agenzia che progetta eventi, perdersi la possibilità di fare le pulci a un’organizzazione altrui.

Non so voi, ma nei nostri resoconti incrociati, abbiamo ricevuto tantissime voci discordanti. Chi è rimasto impressionato partendo con aspettative molto basse, chi ha patito le eccessive presenze, chi ha riscoperto un certo orgoglio nazionale nel sentirsi ospite di un evento di cui tutto il mondo, da mesi, parla. La verità, io credo, è che un EXPO così vicino a casa è un evento eccezionale, ed è impensabile lasciarsi sfuggire l’occasione di farsi la propria idea.

Le premesse, dobbiamo dirlo, non erano delle più incoraggianti. Da settimane, i racconti di file interminabili e padiglioni straripanti di visitatori rimbalzavano di bocca in bocca, occupando siti, lamentele, racconti (forse metropolitani forse no) di falsi passeggini e improbabili invalidi salta-fila.

Scene di ordinaria follia da evento di super successo, insomma.

Armati quindi di santa pazienza e di quel tanto di spirito combattivo necessario, ci siamo messi in coda.

L'ingresso ai tornelli di EXPO

L’ingresso ai tornelli di EXPO

Voi lo sapevate che un uomo può sopravvivere tre ore in piedi, circondato da almeno un migliaio di altri esseri umani, muovendosi di circa mezzo centimetro ogni quaranta minuti? La nostra esperienza al di qua dei tornelli sembra averci (quasi) convinti che sì, di tanto in tanto può capitare.

Il Padiglione Italia

Il Padiglione Italia

Finalmente dentro, siamo andati dritti dritti al Padiglione Italia, immersi in un racconto eccezionale che ci ha lasciati completamente affascinati. Strutture leggerissime e flessuose, a cornice di un avvolgente percorso tra le meraviglie del nostro Paese, dagli straordinari paesaggi alle architetture storiche alle espressioni artistiche che l’intero mondo ci invidia, il tutto proiettato in stanze completamente rivestite da schermi e specchi.

Una vera full immersion per il visitatore!

Tutto il resto è stato un grand tour di padiglioni commentati dall’esterno, passeggiando lungo il decumano ma senza lasciarci sfuggire i sentieri meno battuti e le visite curiose (Gabon e Ghana, dobbiamo dire, deludenti, due Paesi che avrebbero molto da dire in tema di alimentazione e agricoltura e che si sono tradotti invece in una sorta di bazar d’oggettistica).

Il Padiglione Vanke, progettato dall'architetto statunitense Daniel Libeskind

Il Padiglione Vanke, progettato dall’architetto statunitense Daniel Libeskind

Particolarmente impressionanti la Russia decisamente imponente, l’irraggiungibile Brasile (anche solo fino all’ormai famosa rete elastica di accesso), gli affollatissimi Stati Uniti e un sempre amato Belgio (qui però, con Paola in ufficio, siamo decisamente di parte!).  Grandissimo rimpianto, esserci persi il Padiglione del Giappone che sembra essere stato tra i più apprezzati e che forse ci avrebbe anche regalato un po’ di utilissimo spirito zen!

La nostra Paola, orgogliosa del suo heritage belga !

La nostra Paola, orgogliosa del suo heritage belga !

In un attimo si è fatta l’ora di tornare e, come forse in tutte le escursioni, la sensazione è stata quella di non aver avuto abbastanza tempo per lasciarsi coinvolgere dai dettagli, dalle differenti atmosfere, dalle voci cosmopolite che si raccontavano da ogni angolo di mondo.

E quindi, tiriamo di nuovo fuori le agende, toccherà andare a Dubai nel 2020.