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Labidee Da Vedere: “La figura mancante” a Santa Maria della Vita

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A Bologna ci sono tre luoghi imprescindibili per qualunque turista: il complesso di Santo Stefano, la Basilica di San Domenico e il Santuario di Santa Maria della Vita. Quest’ultimo, in particolare, è una vera chicca: chi entra non può non rimanerne affascinato.

Inoltre, il Santuario custodisce quello che è uno dei capolavori della scultura del Quattrocento italiano: il Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca. E’ senza ombra di dubbio una delle opere che meglio rappresenta l’arte locale tra medioevo e rinascimento: la forza espressiva che sprigiona ogni figura del gruppo scultoreo non ha pari nell’arte italiana dell’epoca. E’ proprio quella drammaticità che ha sempre contraddistinto l’arte bolognese dalla composta arte fiorentina. Quell’urgenza di vivere. Basti guardare la drammatica corsa di Maria Maddalena sull’estrema destra. Quell’urlo… sembra proprio di poterlo sentire.

E’ da questo gruppo scultoreo che nasce il progetto fotografico “La figura mancante” di un giovane studente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna: Giuseppe Anthony Di Martino.

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Abbiamo conosciuto Giuseppe in occasione della biennale di Foto/Industria, durante la quale si è occupato di mediazione culturale all’interno della mostra di Pierre Gonnord. Chi meglio di un giovane fotografo poteva spiegare al pubblico lo sguardo di un grandissimo maestro?

Chissà se proprio durante la biennale è nata l’ispirazione per la mostra!
“La figura mancante” nasce dalla ricerca dell’ipotetica ottava figura che in origine andava a completare il gruppo scultoreo. L’artista attende pazientemente che lo sguardo dei visitatori incontri le sette figure del Compianto generando un intimo rapporto tra lo spettatore e l’opera e catturando quest’attimo con il suo obiettivo. Il risultato è un autentico esempio di “partecipazione attiva”.

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La mostra è composta da sette piccole fotografie in bianco e nero, di formato quadrato, montate su pannelli di color grigio chiaro. L’allestimento è creato su un gioco di luci che fanno da tessuto narrativo. Il dialogo tra spettatore-fruitore e opera stessa genera quello che l’artista definisce “osservazione dell’osservazione”.

L’esposizione diventa così un’originale lettura contemporanea dell’opera quattrocentesca e un felice pretesto per tornare a godersi, ancora una volta, Santa Maria della Vita.

A noi di questa mostra è piaciuto tutto: l’idea, le opere, l’allestimento e, l’avrete capito, l’artista!

“La figura mancante”

Museo della Sanità e dell’Assistenza

Complesso monumentale di Santa Maria della Vita

Via Clavature 8-10, Bologna

30 Aprile – 15 Maggio 2016

Ingresso gratuito

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Arte Fiera 2016. Cosa vedere, dove andare

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Un’edizione speciale e tantissime occasioni per festeggiarla. Arte Fiera compie 40 anni e lo fa in grandissimo stile, con un calendario di eventi in Fiera e in città per un’immersione straordinaria nell’arte moderna e contemporanea. Una vera e propria maratona che avrà il suo apice nella notte di Sabato 30 gennaio con l’amatissima ART CITY WHITE NIGHT, la notte bianca dell’arte.

Come ogni anno, nell’ultimo weekend di Gennaio, Bologna diventa un palcoscenico unico di arte e cultura, tutto da scoprire. Noi siamo prontissime alla sfida, e vogliamo condividere con voi i nostri coup de cœur, quegli appuntamenti che ci incuriosiscono di più, per i contenuti e per i luoghi che li ospitano. Un vademecum personale e certamente non esaustivo, ma che possa essere una piccola bussola d’orientamento per non lasciarsi travolgere dall’indecisione!

> SCARICA I NOSTRI HIGHLIGHTS

 

ART CITY

Matthew Barney & Jonathan Bepler. River of Fundament
Teatro Comunale di Bologna | Largo Respighi 1
Venerdì 29 gennaio h 17.30
Evento promosso da BolognaFiere e Teatro Comunale di Bologna
In collaborazione con Istituzione Bologna Musei

ARTE FIERA 40. Lo sguardo delle Gallerie sulla grande arte italiana
Pinacoteca Nazionale di Bologna | Via Belle Arti 56
29 gennaio – 28 marzo 2016
Mostra a cura di Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni Promossa da BolognaFiere

ARTE FIERA 40. Storia di una Collezione
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Via Don Minzoni 14
Inaugurazione 29 gennaio, ore 14.00
Fino al 28 marzo 2016
Mostra a cura di Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni Promossa da BolognaFiere

OFFICINA PASOLINI
MAMbo | Via Don Minzoni 14
Fino al 28 marzo 2016
Mostra promossa da Fondazione Cineteca di Bologna e Istituzione Bologna Musei in collaborazione con Università di Bologna – Scuola di Lettere e Beni Culturali nell’ambito del progetto speciale Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna

LUCA LANZI. Eikon
Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6
Fino al 3 aprile 2016
Mostra a cura di Sabrina Samorì, promossa da Istituzione Bologna Musei

ANDREA SALVATORI. Gli specchi dovrebbero pensare più a lungo prima di riflettere
Museo Davia Bargellini | Strada Maggiore 44
Fino al 10 aprile 2016
Mostra a cura di Sabrina Samorì
Promossa da Istituzione Bologna Musei

NICOLA SAMORI’. Gare du Sud
Teatro Anatomico dell’Archiginnasio | Piazza Galvani 1
Fino al 1 febbraio 2016
Progetto a cura di Chiara Ianeselli
Promosso da Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna | Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio

GIUSEPPE MASTRANGELO. Siamo in rete
Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio – Cappella di Santa Maria dei Bulgari | Piazza Galvani 1
Progetto a cura di Paola Goretti
Promosso da Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna | Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio In collaborazione con LIGHT STUDIO – Milano e PANSTUDIO architetti associati – Bologna

TERRA PROVOCATA. Percezione della materia e concetto nella materia
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Via delle Donzelle 2
Fino al 20 marzo 2016
Mostra a cura di Matteo Zauli e Guido Molinari
Promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
In collaborazione con Museo Carlo Zauli – Faenza e Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Medievale

SISSI. L’imbandita
Oratorio di San Filippo Neri | Via Manzoni 5
Domenica 31 gennaio h 19.30
Performance a cura di Maura Pozzati
Promossa da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, in collaborazione con UniCredit Group

PIETRO POPPI E LA FOTOGRAFIA DELL’EMILIA
Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale | Via Nazario Sauro 20/2
Fino al 28 febbraio 2016
Mostra a cura di Cinzia Frisoni
Promossa da Genus Bononiae. Musei nella Città e Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

JAKOB TUGGENER. Fabrik 1933 -1953 | Nuits de bal 1934-1950
MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia | Via Speranza 42
27 gennaio – 17 aprile 2016
Mostra a cura di Martin Gasser e Urs Stahel Promossa da Fondazione MAST
In collaborazione con Fondazione Jakob Tuggener – Uster e Fondazione Svizzera per la Fotografia – Winterthur

ARTE E SCIENZA. Un percorso tra opere selezionate dalla Collezione Golinelli
Opificio Golinelli | Via Paolo Nanni Costa 14
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Evento promosso da Fondazione Golinelli

MARY BAUERMEISTER, FRANCESCA PASQUALI,  fuse*. FLUX – US
CUBO Centro Unipol BOlogna | Piazza Viera De Mello 3
27 gennaio – 16 aprile 2016
Mostra a cura di Angela Memola e Pascual Jordan Promossa da CUBO Centro Unipol BOlogna

ON 2016. DOPO, DOMANI
Progetto a cura di Martina Angelotti Promosso da ON
In collaborazione con Comune di Bologna
Con il sostegno di fUNDER35

Ludovica Carbotta
Monowe | Parco del Cavaticcio, ingresso da via del Porto, via Fratelli Rosselli, via Azzo Gardino
24 gennaio – 28 febbraio 2016
Adelita Husni Bey. Quattro atti sul lavoro
Palazzo d’Accursio – Cappella Farnese | piazza Maggiore
30 – 31 gennaio 2016

LARGO ALL’AVANGUARDIA
Progetto promosso da Dynamo – la Velostazione di Bologna, FRONTIER – The Line of Style – IsArt – Liceo Artistico Francesco Arcangeli

Luca Barcellona
Dynamo – la Velostazione di Bologna | Via Indipendenza 71
Dal 14 gennaio 2016
Presentazione dei progetti finalisti
IsArtCentro di documentazione della Didattica delle Arti | Via Cartoleria 9
Inaugurazione sabato 29 gennaio h 17.00

IL SILENZIO DOPO
Fondazione Collegio Artistico Venturoli | Via Centotrecento 4
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Progetto a cura di Massimo Marchetti
Promosso da Fondazione Collegio Artistico Venturoli

COSTRUZIONI PER UNA NATURA VIVA
Fondazione Zucchelli SPAZIO | Vicolo Malgrado 3d
29 – 30 – 31 gennaio 2016
Mostra a cura di Beatrice Buscaroli, Giovanna Caimmi, Walter Guadagnini Promossa da Fondazione Carlo, Carolina, Bianca e Santina Zucchelli

Sabato 30 gennaio h 18.00
Inaugurazione con intervento musicale di allievi del Conservatorio di Musica “G. B. Martini” di Bologna
Fondazione Zucchelli | sede Strada Maggiore 90

ANDY WARHOL. Ladies and Gentlemen 1975 – 2016
Galleria Cavour 1/ilm | ingresso Via Farini
25 gennaio – 2 febbraio 2016
Mostra promossa da Password Onlus e Spirale d’idee – Contemporary Concept In collaborazione con Consorzio e Proprietà Immobiliari di Galleria Cavour Con il patrocinio di Confcommercio Ascom Bologna
Con il sostegno di Deutsche Bank e Ducati Motor

CLAUDIO PARMIGGIANI. Campo dei Fiori
PIERO PIZZI CANNELLA. Cattedrale

Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale | Via Nazario Sauro 20/2

ART CITY WHITE NIGHT

Cocktail Tributo ad ALEX ANGI
Sabato 30 gennaio h 18 – 22
ALTIEBASSI | Via de’ Toschi 11/a

Landschaften, Raumschiffe und andere Wunder/Berlin
Paesaggi, astronavi e altre meraviglie/Berlino
26 gennaio – 17 febbraio 2016
Goethe Zentrum – Istituto di Cultura Germanica | Via De’ Marchi 4

VIRUS: The Plastic Age
30 gennaio – 31 marzo 2016
OREA MALIA’ | Via Ugo Bassi 15

Ladies and Gentlemen, Andy Warhol 1975 – 2016
25 gennaio – 2 febbraio 2016
Galleria Cavour | Galleria Cavour 1/ILM ingresso via Farini

A.A. RUCCI – Personale
29 – 30 gennaio 2016
HOST Clothing Bologna | Galleria Falcone e Borsellino 1/b

ALL AT SEA
29 – 31 gennaio 2016
Palazzina Liberty dei Giardini Margherita | Piazzale Jacchia 1

Animalia
30 gennaio – 29 febbraio 2016
I Volpini | Via Santo Stefano 10

Brioches Couture
29 – 31 gennaio 2016
Rosarose Bistrot | Via Clavature 18/b

CACHE-CACHE di Amandine Samyn
27 Gennaio – 13 Febbraio 2016
CHIARACASTELLICASA | Piazza Aldrovandi 1 B

CROCIFISSIONI/CRUCIFIXIONS: Francis Bacon, Hermann Nitsch, Concetto Pozzati
21 gennaio – 21 febbraio
Palazzo Montanari | Via Galliera 8

Sabato 30 gennaio, alle ore 20:00 presentazione dell’opera “The Crucifixion of the Artist” by Federico Clapis

Cuoghi-Corsello “ISAbella”
30 gennaio 2016
Chiesa di SS Cosma e Damiano | Via Begatto

FERRAGAMO’S CREATIONS
30 gennaio 2016
Ratti | Via Clavature 15

First View Exhibition by Giulio Cassanelli
30 Gennaio 2016
L’Inde Le Palais Men’s Store | Via De’ Foscherari 19/C

FOCUS ON
23 gennaio– 01 febbraio 2016
Complesso Torre Alberici – Casa della Gabella | Piazza Della Mercanzia 3/A

FUINATO – LUCI DI TRAVERSO
24 gennaio – 13 febbraio 2016
Antichità Barberia | Via Barberia 8

Impara l’arte e mettila da Party
30 gennaio 2016
Mercato delle erbe (Altro?) | Via Ugo Bassi 23-25

KATZUMA + BBS @ Dynamo
30 gennaio 2016
Dynamo – La Velostazione di Bologna | Via dell’Indipendenza 71/Z

Mostra Collettivo Artisti Irregolari Bolognesi
29 gennaio – 1 febbraio 2016
Mercato di Mezzo | Via Clavature 12

Né qui né altrove
28 – 31 gennaio 2016
Palazzo Bevilacqua Ariosti | Via d’Azeglio 31

The Party – ASCOM
sabato 30 gennaio 2016
After dinner 22.00-02.00 con dj set e architectural mapping
Palazzo Segni Masetti | Strada Maggiore 23

Villa Guastavillani, sede della BBS

Innovazione alla BBS: la Motor Valley svela i segreti del successo

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La Bologna Business School è la scuola di Business dell’Università di Bologna. La sua sede è Villa Guastavillani, una meravigliosa residenza cinquecentesca che sovrasta la città dai colli e che ospita ogni anno più di 600 studenti provenienti da 80 Paesi del mondo.

Massimo Bergami, Dean BBS con Romano Prodi e Claudio Domenicali, CEO Ducati Motor Holding

Massimo Bergami, Dean BBS con Romano Prodi e Claudio Domenicali, CEO Ducati Motor Holding

Nello scorso dicembre, in collaborazione con Philip Morris Italia, BBS ha ospitato un ciclo di 5 incontri dedicati al tema dell’innovazione. Relatori, i top manager della ben nota Motor Valley: Dallara, Ducati, VisLab, Lamborghini e Ferrari, sono state le aziende protagoniste degli Innovation Talks, rivolti alla Community della Scuola ma estesi anche a chi avesse interesse a scoprirne di più sulle eccellenze del nostro territorio.

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Siamo stati felici di collaborare con la Bologna Business School, non solo perché è una realtà di formazione dal respiro internazionale, all’avanguardia nelle modalità di insegnamento così come nei temi proposti ai propri studenti (dai prestigiosi GLOBAL MBA ai MASTER di Gestione d’Impresa con focus al MADE IN ITALY), ma anche perché, seppur rivolti al contesto ben preciso dell’industria automotive, gli incontri che abbiamo seguito sono stati un’occasione fantastica per ripensare il ruolo dell’innovazione anche all’interno della nostra quotidianità.

Come tutti i grandi temi, anche quello dell’innovazione, infatti, ha il grande valore di poter essere applicato non solo alla propria professione, indipendentemente dal settore cui appartiene, ma, nei suoi suggerimenti che diventano quasi massime universali, anche nella propria vita privata.

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Ecco cosa abbiamo imparato:

VOLER ESSERE I PRIMI Applicare esperienza e impegno per essere il primo a realizzare un progetto, mai uno fra tanti, perché nel primo caso sei il migliore in quello che fai, nel secondo un follower.

MA PENSARE DA SECONDI Per non perdere la spinta a migliorarsi e dunque a innovare, avere la saggezza di considerarsi secondi anche quando si è ai vertici.

CON PASSIONE In tutte le esperienze raccontate, il filo conduttore è stata la passione di chi non si accontenta, la grinta che sostiene anche quando i risultati non arrivano, la determinazione di continuare a provare.

E COLLABORAZIONE Non si arriva da nessuna parte se non con qualcuno al proprio fianco. Il team e la sinergia che in tanti casi si crea tra i suoi componenti sono sempre più spesso il motore di nuove imprese, il collante che tiene in piedi la sperimentazione, il motivo per cui un successo –condiviso- non dà alla testa.

CREANDO CONNESSIONI Mettere in collegamento esperienze, racconti, episodi, notizie. La connessione di punti che all’apparenza sembrano estranei gli uni agli altri, crea una mappa di orientamento entro cui muoversi con coordinate più precise.

PRESTANDO ATTENZIONE Un relatore, citando il proprio nonno, ha ricordato l’antico detto popolare: “Se abbiamo una sola bocca, ma due orecchie, è per un buon motivo”. Saper tacere le proprie convinzioni a favore dell’ascolto, è sempre il principio di una strada nuova. Non tutto è utile, non tutto è interessante, spesso non tutto è intelligente, ma tutto resta uno stimolo per scegliere la propria direzione.

NON TEMENDO L’ERRORE Commettere uno sbaglio è fondamentale nell’esperienza. Permette di prendere le misure con se stessi, con le proprie capacità, consente di riconoscere le scelte deboli e di non ripeterle. La paura di commettere un errore non deve quindi allontanare dal tentativo ex-novo, perché forse proprio da quel salto nel vuoto (comunque ragionato), dalla sicura tradizione si balzerà in avanti, nell’innovazione che rende unici e migliori.

Credo che si possa dire di avere una professione soddisfacente quando si ha modo di imparare il nuovo in quello che si fa, dalle persone con cui si entra in contatto, attraverso le occasioni a cui si deve comunque prender parte.

Gli Innovation Talks della Bologna Business School ci hanno rese felici del nostro mestiere, perché sono state una splendida lezione di confronto e un ottimo punto di partenza per sentire nascere in noi la voglia di osare ancora di più.

 

Photo by Giacomo Maestri

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La mostra dell’anno: Ai Weiwei @RoyalAcademy

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Domenica 13 dicembre ha chiuso alla Royal Academy di Londra la grande retrospettiva sull’artista dissidente cinese Ai Weiwei, definita da Il Sole 24 Ore: «la mostra più attesa dell’anno».
Aspettando di sapere quanti biglietti siano stati staccati nell’arco di questi tre mesi, abbiamo già una certezza: l’esposizione è stato un grande successo di pubblico e di critica.

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Grazie a una toccata e fuga in Inghilterra, anch’io sono riuscita a vedere la mostra e a farmi un’idea su quello che oggi è considerato uno degli artisti più influenti al mondo, famoso tanto per la sua arte quanto per il suo impegno politico, di aperta opposizione al regime cinese.

L’esposizione si sviluppava in undici sale molto spaziose, collocate al piano nobile dell’edificio, all’interno delle quali le opere di Ai Weiwei trovavano il loro ambiente ideale. La caratteristica più evidente di tutti i suoi lavori è la loro capacità di esprimere una forte e distinta identità cinese, dalla scelta di materiali (come il marmo, la giada e la porcellana), alle associazioni con la loro storia imperiale, fino al recupero di oggetti antichi. Alcune opere sono davvero impressionanti, sia come dimensioni sia come ricercatezza nei dettagli: infatti, l’artista collabora a stretto contatto con un piccolo team di artigiani altamente qualificati, cercando sempre di approfondire le connessioni tra il suo lavoro e le antiche tradizioni dell’arte cinese. Per questo le sue sculture riescono ad essere sempre visivamente molto impattanti e, allo stesso tempo, a nascondere numerosi significati.

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Tra le opere presenti in mostra, due in particolare mi hanno lasciato senza fiato. La prima è una commemorazione dei cinquemila bambini morti nel terremoto di Sichuan nel 2008, che occupava un’intera sala: novanta tonnellate di ferro contorto che Ai Weiwei ha recuperato dai resti delle scuole distrutte e ha pazientemente raddrizzato a mano, con i nomi di tutte le vittime scritti sui muri. Un’opera fortissima e commovente. Nella stessa sala era presente anche uno schermo con un video del making-of dell’opera, che, ovviamente, attirava altrettanto interesse.

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La seconda opera riguardava l’arresto di Ai Weiwei e il suo periodo di prigionia nel 2011, durato 81 giorni. La penultima sala era dedicata alla ricostruzione della cella in cui l’artista era stato rinchiuso: sei diorami raffiguravano sei diversi momenti della giornata durante la sua prigionia. Il visitatore poteva osservare le scene da apposite finestrelle, come se stesse spiando dal buco della serratura. Geniale anche la tappezzeria della sala: manette e telecamere dorate che incorniciavano l’uccellino di Twitter con il viso di Ai Weiwei. L’artista, infatti, è celebre per la sua attività online, tra blog e social network, tanto da dichiarare: «Non c’è distinzione tra la mia attività su internet e la mia arte». E la mostra della Royal Academy ha saputo evidenziarlo molto bene.

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Se però non siete riusciti ad andare alla mostra di Londra e vi state chiedendo dove potete vedere le sue opere, la risposta è molto semplice: sulla Luna! L’ultimo lavoro di Ai Weiwei, Moon, nasce dalla collaborazione con lo straordinario Olafur Eliasson, ed è un esperimento di arte partecipativa online. Questa volta non potete proprio perdervelo!

Alcune considerazioni personali sulla mostra

  1. La tanto temuta fila per entrare alla Royal Academy. Inizio subito col dire che l’attesa per coloro che non erano riusciti a prenotare (tra cui, ovviamente, c’ero anch’io!), non è stata poi così tragica come volevano farti credere: mezz’ora. Mio padre mi rinfaccia ancora oggi le tre ore di fila fatte nel 2010 per vedere Caravaggio alle Scuderie del Quirinale: insomma, in Italia, quando ti dicono che c’è da aspettare, sai già che conterai le ore, non i minuti! Verso la fine della coda, quando ormai intravedevo le casse, ho pensato che anche per partecipare alla performance di Marina Abramovic, nel 2014 alla Serpentine Gallery, aspettai trenta minuti in fila e, allora, avevano addirittura creato l’hashtag #SGqueue… Si vede che gli inglesi non sono abituati, beati loro!
  2. Il prezzo del biglietto. Il biglietto intero costava £17.60 (circa €24), a dimostrazione che la cultura ha un valore e che, soprattutto all’estero, vi sono persone che lo riconoscono. Ho molto apprezzato che nel costo di ingresso fosse compresa l’audioguida, assolutamente imprescindibile per poter capire il lavoro di un artista complesso come Ai Weiwei. Tutte le opere avevano una loro spiegazione e un commento da parte del curatore Adrian Locke. C’è poco da dire: soldi ben spesi!
  3. La comunicazione. A livello comunicativo, la Royal Academy non ha dovuto fare molta fatica: Ai Weiwei è uno straordinario comunicatore – soprattutto attraverso i new media e i social network – e ogni vicenda che lo riguarda è di per sé una notizia. Inoltre, la polemica per l’arrivo del premier cinese a Londra nel mese di Ottobre e il conseguente ritiro del visto all’artista (atteso all’opening della mostra) hanno contribuito a creare ulteriore scalpore e interesse attorno all’esposizione. Non credo sia stata tutta una trovata pubblicitaria, ma immagino abbia sortito comunque l’effetto sperato!
  4. Foto sì o foto no? A differenza dei divieti imposti nella maggior parte dei musei italiani, qui non solo era consentito scattare foto, ma i visitatori erano invitati a postarle pubblicamente sui social network con l’hashtag #AiWeiwei. Insomma, tutto in perfetto stile Ai Weiwei, secondo il quale la tecnologia ci rende uomini liberi e la chiamata alle armi è «Never retreat, retweet13
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Un sabato di grandi soddisfazioni… a FIDENZA VILLAGE!

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Sabato 7 novembre siamo state ai private sales di Fidenza Village… e, più del solito, abbiamo fatto grossi danni!

Chi di voi non è ancora stato in questo paradiso dello shopping non sa cosa si perde!

Ingresso Fidenza Village

Ingresso Fidenza Village

Fidenza Village è sì un outlet, ma molto diverso da tutti gli altri: se da una parte ricorda i mall americani, l’atmosfera che ti accoglie è quella di belle architetture ispirate alle opere verdiane, che ospitano più di 100 boutique curatissime con una selezione dei migliori marchi di abbigliamento, accessori, articoli per la casa, con sconti fino al 60% (e oltre!) rispetto ai prezzi di listino. In occasione dei private sale, che per mia fortuna ci sono solo due volte all’anno, mi sento come una bambina in un negozio di caramelle!

Sabato, portando come sempre con noi un bel gruppo di amici, abbiamo infatti goduto di ulteriori riduzioni fino al 30% sui prezzi outlet e, personalmente, anche se speravo di mettermi avanti con qualche regalo di Natale, ha vinto quel sano egoismo che mi ha condotto a una sbronza euforica tra Zadig et Voltaire, Malìparmi, La Perla, Vivienne Westwood…

Nel negozio Zadig et Voltaire a Fidenza Village

Nel negozio Zadig et Voltaire a Fidenza Village

Poi ogni tanto, per metabolizzare il senso di colpa, tra un acquisto e l’altro facevamo una capatina alla Chic Lounge presidiata dallo chef Massimo Spigaroli, che a getto continuo ci ha pasciuti a culatello, sformato di parmigiano con tartufo e Franciacorta, almeno per quanto mi riguarda…perché anche qui, come nelle boutique, se non hai le idee chiare è una giostra dalla quale rischi di non scendere più!!!

La Chic Lounge di Fidenza Village

La Chic Lounge di Fidenza Village

Non sappiamo ancora quando torneremo, ma spero entro Natale. Per le amiche in ascolto: non abbiate paura, siete tutte invitate!

Albero della Vita

Gita a EXPO 2015. Cosa ci ha convinti e cosa no

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A ridosso della sua chiusura (siamo certi, trionfale), in agenzia abbiamo indetto una riunione straordinaria e urgentissima per decidere il da farsi su EXPO.  Da troppo rimandavamo, tutti presi da priorità che finivano sempre con l’avere la meglio su ogni timido tentativo di prenotare un’alta velocità verso Milano. A volte però l’unico modo per fare qualcosa è –incredibile ma vero- farla e così, combinando cinque agende, abbiamo cerchiato di rosso un lunedì da dedicare esclusivamente alla nostra gita fuori porta. Non è pensabile, per un’agenzia che progetta eventi, perdersi la possibilità di fare le pulci a un’organizzazione altrui.

Non so voi, ma nei nostri resoconti incrociati, abbiamo ricevuto tantissime voci discordanti. Chi è rimasto impressionato partendo con aspettative molto basse, chi ha patito le eccessive presenze, chi ha riscoperto un certo orgoglio nazionale nel sentirsi ospite di un evento di cui tutto il mondo, da mesi, parla. La verità, io credo, è che un EXPO così vicino a casa è un evento eccezionale, ed è impensabile lasciarsi sfuggire l’occasione di farsi la propria idea.

Le premesse, dobbiamo dirlo, non erano delle più incoraggianti. Da settimane, i racconti di file interminabili e padiglioni straripanti di visitatori rimbalzavano di bocca in bocca, occupando siti, lamentele, racconti (forse metropolitani forse no) di falsi passeggini e improbabili invalidi salta-fila.

Scene di ordinaria follia da evento di super successo, insomma.

Armati quindi di santa pazienza e di quel tanto di spirito combattivo necessario, ci siamo messi in coda.

L'ingresso ai tornelli di EXPO

L’ingresso ai tornelli di EXPO

Voi lo sapevate che un uomo può sopravvivere tre ore in piedi, circondato da almeno un migliaio di altri esseri umani, muovendosi di circa mezzo centimetro ogni quaranta minuti? La nostra esperienza al di qua dei tornelli sembra averci (quasi) convinti che sì, di tanto in tanto può capitare.

Il Padiglione Italia

Il Padiglione Italia

Finalmente dentro, siamo andati dritti dritti al Padiglione Italia, immersi in un racconto eccezionale che ci ha lasciati completamente affascinati. Strutture leggerissime e flessuose, a cornice di un avvolgente percorso tra le meraviglie del nostro Paese, dagli straordinari paesaggi alle architetture storiche alle espressioni artistiche che l’intero mondo ci invidia, il tutto proiettato in stanze completamente rivestite da schermi e specchi.

Una vera full immersion per il visitatore!

Tutto il resto è stato un grand tour di padiglioni commentati dall’esterno, passeggiando lungo il decumano ma senza lasciarci sfuggire i sentieri meno battuti e le visite curiose (Gabon e Ghana, dobbiamo dire, deludenti, due Paesi che avrebbero molto da dire in tema di alimentazione e agricoltura e che si sono tradotti invece in una sorta di bazar d’oggettistica).

Il Padiglione Vanke, progettato dall'architetto statunitense Daniel Libeskind

Il Padiglione Vanke, progettato dall’architetto statunitense Daniel Libeskind

Particolarmente impressionanti la Russia decisamente imponente, l’irraggiungibile Brasile (anche solo fino all’ormai famosa rete elastica di accesso), gli affollatissimi Stati Uniti e un sempre amato Belgio (qui però, con Paola in ufficio, siamo decisamente di parte!).  Grandissimo rimpianto, esserci persi il Padiglione del Giappone che sembra essere stato tra i più apprezzati e che forse ci avrebbe anche regalato un po’ di utilissimo spirito zen!

La nostra Paola, orgogliosa del suo heritage belga !

La nostra Paola, orgogliosa del suo heritage belga !

In un attimo si è fatta l’ora di tornare e, come forse in tutte le escursioni, la sensazione è stata quella di non aver avuto abbastanza tempo per lasciarsi coinvolgere dai dettagli, dalle differenti atmosfere, dalle voci cosmopolite che si raccontavano da ogni angolo di mondo.

E quindi, tiriamo di nuovo fuori le agende, toccherà andare a Dubai nel 2020.

VIS_ITA_BOL_022_A. Vila delle Rose. Comune di Bologna - Redazione Turistica IAT

Foto/Industria 2015: voglio parlarvi dei contenitori

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Il lavoro delle PR e dell’organizzazione di eventi è usurante al pari di professioni facilmente riconducibili ad ambienti malsani o mansioni faticosissime. Però – e c’è un grande però – questo lavoro ti offre possibilità impagabili.

Tra queste permettetemi di parlarvi di FOTO/INDUSTRIA, voluta dalla Fondazione MAST. Non voglio scrivervi delle mostre straordinarie curate da François Hébel, per questo lascio la parola agli esperti che hanno voluto parteciparvi e ai tanti giornalisti che hanno voluto parlarne. Non desidero neppure sottolineare le imperdibili occasioni di incontro che si stanno alternando in quella meraviglia che è il MAST: per questo è sufficiente una connessione al sito FOTO/INDUSTRIA.

Voglio parlarvi dei contenitori.

Approfittate delle mostre e scoprite o riscoprite le ricchezze che sono nei nostri Musei cittadini.

Solo per citarne alcuni, prendetevi un po’ di tempo e fatevi stupire dalle costruzioni magnifiche di LaChapelle alla Pinacoteca Nazionale e poi salite al primo piano: in un restauro che segna la storia della nostra architettura, perdetevi nelle tele dei Carracci o di Guido Reni, scoprite i ritratti di Lavinia Fontana. Non ve ne pentirete.

 

Foto/Industria Gabriella Castelli Laboratorio delle idee

Land Scape, Castle Rock, 2013
© David LaChapelle, Courtesy Galerie Daniel Templon Paris/ Brussels

Foto/Industria Gabriella Castelli Laboratorio delle idee

Sala Guido Reni – foto Guido Barbi

Proseguite il percorso suggerito nelle mappe di F/I e arrivate a Palazzo Poggi, per trovare gli scatti luminosi di Léon Gimpel. Qui siete obbligati a percorrere qualche sala di questo che, a mio avviso, è uno degli scrigni della conoscenza. Magari fatevi guidare dai bambini che meglio di noi sanno stupirsi!

Foto Industria Gabriella Castelli Laboratorio delle idee

Léon Gimpel, Courtesy Collection Société française de photographie (SFP)

Foto Industria Gabriella Castelli Laboratorio delle idee

Storie di Ulisse di pellegrino Tibaldi in Palazzo Poggi

Dopodiché, camminate altri cinque minuti e fatevi commuovere dagli scatti di Kathy Ryan, che ha saputo trovare il fascino della vecchia sede del New York Times nella luce del nuovo edificio firmato da Renzo Piano… poi salite nelle stanze del Museo Internazionale della Musica. E’ un gioiello dove hanno trovato casa strumenti antichi, ritratti, il modello del Teatro Comunale. Sono sale di un palazzo perfettamente restaurato e allestito con la classe e l’eleganza degna della Prima delle Prime.

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© Kathy Ryan

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Museo della Musica

Un’altra doppia sorpresa in Santa Maria della Vita. Vi consiglio quasi di tenerla per ultima, la potenza emotiva di Pierre Gonnord trova nel piccolo gioiello incastonato in via Clavature la sede ideale. Le mura del XVII secolo racchiudono infatti un altro capolavoro di espressività: il Compianto Sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca. Niente di più intenso, niente di più emiliano!

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© Pierre Gonnord

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Due figure del Compianto di Niccolò dell’Arca (1463)

In via Farini, a Casa Saraceni, troverete le locomotive di Winston Link e, girando lo sguardo, le opere di Arturo Martini che vi entreranno nel cuore.

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Winston Link

Se volete visitare le mostre di F/I in compagnia dei bambini, al Museo della Storia di Bologna troverete il posto ideale dove passare un bellissimo pomeriggio in famiglia. Qui potrete prima ammirare le foto di Hein Gorny e poi divertirvi a fare un viaggio nel tempo: le alterne vicende della storia locale sono qui raccontate in modo innovativo, con tecniche espositive scenografiche e interattive per molti versi inedite nel nostro Paese.

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Hein Gorny – Cigarettes

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Museo della Storia di Bologna

A pochi passi, a Palazzo Pepoli Campogrande, dove sono esposte le potenti fotografie di Edward Burtynsky, dovrete ricordarvi anche di alzare gli occhi al soffitto: la decorazione delle volte interne e dei saloni è avvenuta negli ultimi trent’anni del Seicento ed è un esempio straordinario di arte pittorica bolognese della fine del XVII secolo, con scene caratterizzate da magnifici sfondati. Qui si sono alternati artisti quali Canuti, Crespi, Creti e i Rolli… insomma, da non perdere!

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Edward Burtinsky – Rock of Ages

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Domenico Maria Canuti, Ercole e i Cercopi

La classica facciata di un palazzo senatorio bolognese del XV secolo diventa il biglietto da visita della sede della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna: Palazzo Paltroni. Entrando dal bel portale principale, decorato da una cornice bugnata, potrete notare lo stemma nobiliare posto al centro della chiave di volta. Qui, grazie ai recenti restauri che hanno reso il piano terra uno spazio adibito a mostre ed eventi, trova posto lo sguardo poetico di Gianni Berengo Gardin.

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Gianni Berengo Gardin

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Fondazione del Monte – Foto elogic.it

Allo Spazio Carbonesi, palazzo che apre le sue porte solo in queste specialissime occasioni, salirete sulle grandi navi e i container di Luca Campigotto e incontrerete i simpaticissimi Gruppi di lavoratori di Neal Slavin.

carbonesi

Quando andrete a vedere le coloratissime fotografie di Hong Hao al MAMbo, approfittatene anche per visitare la mostra Gradi di libertà, ideata e prodotta dalla Fondazione Golinelli in collaborazione con il museo. L’esposizione tratta un tema di stringente attualità: dove e come nasce la nostra possibilità di essere liberi o di non esserlo? Insomma, un pomeriggio perfetto per gli amanti del contemporaneo!

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Hong Hao

Uscendo dal centro storico, alla fine di via Saragozza, troverete Villa delle Rose: una splendida dimora edificata nella seconda metà del Settecento che solo verso la fine degli anni ’20 il Comune di Bologna adibì a sede della Galleria D’Arte Moderna. Tuttavia, durante la Seconda Guerra Mondiale la Villa venne utilizzata come ospedale… sarà per questo che la mostra dedicata al chirurgo coreano Jason Sangik Noh l’hanno allestita proprio qui?

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Jason Sangik Noh

Prendetevi un po’ di tempo, fatevi questo regalo. Ogni mostra merita la vostra attenzione, ogni contenitore esige la vostra attenzione. Sono certa che vi stupirete e che sarete ancora più consapevoli di questa Dotta Bologna oggi più ricca grazie a Foto Industria.

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Inaugurazione Foto/Industria 2015

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Venerdì 2 ottobre 2015, tra vento e pioggia, ha inaugurato la seconda edizione di FOTO/INDUSTRIA con una conferenza stampa che però ha scaldato tutti!

Quest’anno la manifestazione propone 14 mostre, a ingresso gratuito, dislocate in 12 prestigiose sedi del centro storico di Bologna e al MAST.

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